«Fogli d'arte» è una pubblicazione identificata univocamente da un codice ISSN (International Standard Serial Number), attribuito in data 7 marzo 2008: ISSN 1974-4455. Per comunicazioni: foglidarte@gmail.com.

lunedì 19 febbraio 2018

«Katagami e Katazome», a Venezia una mostra sulla decorazione dei tessuti in Giappone

Sono ormai passati cinque anni da quando il Museo di Palazzo Mocenigo, a Venezia, è stato oggetto di un radicale intervento di restyling e ampliamento dei suoi spazi espositivi, che ha interessato la sede di San Stae, con nuovi percorsi museali dedicati al profumo.
Ora ad essere oggetto di un nuovo intervento è il primo piano nobile, dove per tutto il 2018 verranno esposti, a rotazione, oggetti delle collezioni permanenti, a cominciare da una ricchissima raccolta di tessuti e abiti di ambito orientale di proprietà della Fondazione di Venezia, schedati dalla storica Doretta Davanzo Poli e appartenenti alle collezioni del Centro studi di storia del tessuto e del costume di Palazzo Mocenigo.
L’esposizione sarà affiancata, fino al prossimo 22 aprile, da un interessante approfondimento sulla simbologia e sulla decorazione dei tessuti in Giappone, in particolare sugli stilemi Katagami e Katazome, che interesserà la «White Room» al piano terra del museo, dedicata alle esposizioni temporanee e a tema.
I rapporti di Venezia con l’Oriente fanno da filo conduttore alla rassegna lagunare, che si tiene in un luogo significativo per lo studio di questi scambi culturali e commerciali come il palazzo della famiglia Mocenigo, una delle più importanti e prestigiose dinastie del patriziato veneziano, che, come noto, ha dato alla Repubblica ben sette Dogi, oltre a un gran numero di procuratori, ambasciatori, capitani, ecclesiastici e letterati.
La residenza veneziana approfondisce questo importante capitolo della storia della città attraverso l’esposizione di una ventina di esemplari rappresentativi scelti tra gli oltre quattrocento manufatti (tra abiti, tessuti e paramenti sacri occidentali e orientali), appartenuti alla collezione avviata in Spagna dai genitori di Mariano Fortuny, in particolar modo dalla madre Cecilia, e fonte di ispirazione costante per l’artista nella sua attività di stampa su stoffa e di stilista di moda.
Come non pensare, a tal proposito, a quanto scritto dal poeta francese Henri de Régnier, nel suo libro «L’altana ou de la vie vènitienne»: «[…] Ecco i pesanti velluti di Venezia, di Genova o dell’Oriente, sontuosi o delicati, vivaci o gravi, con ampi ramages, con figure o fogliami, velluti che dogi o califfi hanno forse indossati; ecco i broccati dai toni accesi, le sete dalle delicate sfumature; ecco i paramenti sacri e quelli di corte; ecco gli affascinanti taffetas e i satins lucenti, disseminati di fleurettes e di fasci di fiori, con i quali nel XVIII secolo si facevano i vestiti per le donne e gli abiti per gli uomini; ecco le stoffe di tutti i colori e di tutte le fibre: alcune evocano la forma dei corpi che hanno vestito, le altre sono in lunghe pezze e in scampoli, altre ancora ridotte a minuscoli frammenti».
In questo contesto la presentazione di pezzi Katagami e Katazome nella «White Room» del museo rappresenta a tutti gli effetti un approfondimento sul tema: l’esposizione, che gode del patrocinio del Consolato generale del Giappone a Milano, illustra, infatti, un aspetto particolare della storia culturale ed etnografica degli artigiani giapponesi, con particolare riferimento al tessuto d’abbigliamento, in particolar modo dei kimono.
I tanti esempi di tessitura e stampa presentati e provenienti dalle collezioni private di Ishimi Ousugi, Nancy Stetson Martin e Franco Passarello, che cura anche l’allestimento, dimostrano con evidenza la lunga tradizione e l’alta qualità degli abiti indossati nel Paese orientale.
La mostra affianca ad abiti e tessuti stampati con la tecnica katazome le matrici katagami, una sorta di stencil, utilizzato per la loro realizzazione e appartenenti a un periodo che va dall’Ottocento ai primi anni del Novecento, e dunque corrispondenti ai periodi Edo e Meiji.

Informazioni utili
Venezia e l’Oriente. La collezione della fondazione di Venezia. Palazzo Mocenigo, Centro studi di storia del tessuto e del costume, Santa Croce, 1992 – Venezia. Orari: fino al 31 marzo ore 10.00 – 16.00 | dal 1° aprile ore 10.00 – 17.00 | la biglietteria chiude mezz’ora prima. Ingresso: intero € 8,00, ridotto € 5,50. Informazioni: info@fmcvenezia.it, call center 848082000 (dall’Italia), +3904142730892 (dall’estero). Sito internet: www.mocenigo.visitmuve.it. Fino al 22 aprile 2018

sabato 17 febbraio 2018

«Lightquake», quando la luce si fa arte

Quindici artisti e due sedi espositive per un omaggio alla poetica della light art: si presenta così il progetto «Lightquake», in cartellone fino al 25 febbraio in due spazi espositivi del Polo museale dell’Umbria, ovvero la Rocca Albornoz - Museo nazionale del Ducato di Spoleto e il Palazzo Ducale di Gubbio.
Le due rassegne offrono al visitatore, attraverso installazioni luminose e opere interattive, un’esperienza di notevole qualità percettiva, che permette di indagare il ruolo della luce, forma di comunicazione immediata e partecipativa, dalla forte valenza emotiva.
Il progetto, ideato da Rosaria Mencarelli, è stato realizzato da Paola Mercurelli Salari, con la direzione artistica di Gisella Gellini e Claudia Bottini e con la collaborazione di Fabio Agrifoglio e degli studenti del corso Light Art e Design della Luce del Politecnico di Milano.
Nata per sostenere il recupero del patrimonio culturale danneggiato dal sisma che ha colpito il centro Italia nel 2016, la rassegna è corredata da una raccolta fondi e ha una piccola appendice al Tempietto del Clitunno, dove è presente un’installazione luminosa di Carlo Dell’Amico, e alla galleria ADD Ard di Spoleto, dove espongono Mario Agrifoglio e Nicola Evangelisti.
Protagonista a Gubbio è la light art, forma di arte contemporanea che trasforma luoghi e città, nata intorno alla metà del XX secolo e affermatasi grazie alle opere di Dan Flavin e James Turrell. Il mezzo di espressione di questo linguaggio, a cui devono molto l’arte concettuale e il minimalismo, e il fine dell’opera è la luce.
In vari spazi del Palazzo Ducale espongono tre artisti: nel cortile interno c’è «La macchina del tempo» di Federica Marangoni, una delle più importanti light artist italiane che fin dagli anni Settanta realizza monumentali installazioni luminose; mentre nel transetto destro è possibile ammirare due opere di luce site specific realizzate dall’artista umbro Stefano Frascarelli e dal toscano Saverio Mercati, che cambiano la percezione e la spazialità delle stanze di Palazzo Ducale.
La Rocca di Spoleto guarderà, invece, all’esperienza della Black Light, la luce nera, con la mostra itinerante «La luce che colora il buio», già allestita a Milano e Como. Il nucleo degli artisti a Spoleto è composto da: Mario Agrifoglio, Nino Alfieri, Alessio Ancillai, LeoNilde Carabba, Claudio Sek De Luca, Giulio De Mitri, Nicola Evangelisti, Maria Cristiana Fioretti, Federica Marangoni, Yari Miele, Ugo Piccioni e Sebastiano Romano.
La Black Light è uno strumento espressivo in grado di coinvolgere lo spettatore in una esperienza sensoriale dove la realtà non appare con il solito aspetto ma si veste di colori, di forme e di spazialità insolite e sorprendenti.
La luce nera, affascinante ossimoro, non serve, infatti, per illuminare in modo convenzionale, ma si utilizza per far apparire in modo diverso gli oggetti o lo spazio circostante, sia per scopi spiccatamente pratici che in ambito artistico.
Anche se di solito il pubblico generico la associa alle scenografie del Cirque du Soleil o alle ambientazioni delle discoteche, la black light fu usata per la prima volta dal grande artista Lucio Fontana, con il suo ambiente spaziale a luce nera del 1949.
Successivamente, negli anni Sessanta, decennio che vide la nascita dell’optical art e dell’arte cinetica, Gianni Colombo la ripropone con il suo «Spazio Elastico», che vince il premio per la pittura alla Biennale di Venezia del 1986 e che Bice Curiger ha riproposto all’edizione del 2011, proprio all’ingresso del padiglione principale ai Giardini.
Data la peculiarità del tema e delle opere esposte, l’allestimento presenta ambienti oscurati con gradazioni diverse, in modo da valorizzare al meglio le opere esposte e offrire un coinvolgente percorso espositivo.
Grande spazio nel percorso espositivo è dato alla figura di Mario Agrifoglio, unico artista scomparso, che fa da trait d’union per il concept della mostra, nella quale sono esposte opere che indagano il rapporto luce e materia, sperimentando le interazioni con materiali veicolatori di luce, come il vetro, oppure gli effetti di speciali pigmenti fotosensibili, luminescenti o fluorescenti, il tutto con la luce di Wood.
Il tutto confermerà un modo di dire che fa da filo rosso tra le opere esposte: «il buio non esiste, è soltanto l’assenza della luce».

Informazioni utili 
«Lightquake». Rocca Albornoz – Museo Nazionale del Ducato di Spoleto (Pg) e Palazzo Ducale di Gubbio (Pg). SPOLETO - dal martedì alla domenica, dalle ore 9.30 alle ore 18.00, lunedì chiuso, ultimo ingresso 45 minuti prima della chiusura. GUBBIO - dal martedì alla domenica, dalle ore 8.30 alle ore 19.30, lunedì chiuso, ultimo ingresso 30 minuti prima della chiusura. Aperture straordinarie in occasione di eventi speciali, ponti e festività. Ingresso: La mostra è compresa nel biglietto d’ingresso alle due strutture museali. I possessori del biglietto di un museo hanno diritto al biglietto ridotto dell’altro. SPOLETO: intero € 7,50, ridotto € 3,75 (da 18 a 25 anni), gratuito fino a 17 anni, fatte salve le agevolazioni previste dal regolamento di ingresso ai luoghi della cultura italiani, consultabili nel sito web del MiBACT. Spoleto Card: Red Card € 9,50, Green Card € 8,00 (+ 65, da 15 a 25 anni, gruppi oltre 15 persone). GUBBIO: intero € 5,00, ridotto € 2,50 (da 18 a 25 anni), gratuito fino a 17 anni, fatte salve le agevolazioni previste dal regolamento di ingresso ai luoghi della cultura italiani, consultabili nel sito web del MiBACT. Ingresso gratuito in entrambi i musei la prima domenica del mese. Visite guidate: SPOLETO gruppi fino a 20 unità € 80,00 (in lingua € 100,00); scuole fino a 20 unità visita tematica mostra + Rocca € 60,00; percorsi educativi a tariffa agevolata € 30,00 (classi fino a 20 unità) nei giorni 13,20 dicembre, 17,24,31 gennaio, 7,14,21 febbraio dalle 10.00 alle 12.00. GUBBIO gruppi fino a 20 unità € 80,00 (in lingua € 100,00); scuole fino a 20 unità visita guidata mostra + Palazzo Ducale € 60,00. L’ingresso alla mostra e al museo è gratuito per le scuole. Tariffe personalizzate per visite guidate alla mostra + città e itinerari turistici regionali. Tutte le visite guidate a Spoleto a Gubbio sono garantite solo su prenotazione. Info e prenotazioni: Call center Sistema Museo 199151123 o callcenter@sistemamuseo.it. Sito internet: www.sistemamuseo.it. Fino al 25 febbraio 2018.

giovedì 15 febbraio 2018

«Tutti in maschera», con «Culturando», gli «Attori in erba» e il Tarlisu

Pulcinella, Arlecchino, Pantalone, Colombina, il dottor Balanzone, Brighella, ma non solo: l’Italia è un paese ricco di maschere regionali. Alcune sono nate in ambito teatrale, negli anni di maggior diffusione della Commedia dell’arte, altre sono state inventate appositamente per festeggiare il Carnevale. Sarà questo l’argomento al centro del laboratorio ludico-educativo «Tutti in maschera» che «Culturando» promuove per il pomeriggio di venerdì 16 febbraio, dalle ore 16.30, negli spazi del cinema teatro Manzoni di Busto Arsizio.
 L’appuntamento, inserito nell’ambito delle attività promosse ai bambini e ai ragazzi dalla scuola multidisciplinare di teatro «Il cantiere delle arti», è una lezione straordinaria dei corsi «I piccoli attori» (dai 5 ai 10 anni) e «Attori in erba» (dagli 11 ai 15 anni), i cui allievi, in questa stagione, stanno approfondendo proprio il magico mondo della Commedia dell’arte, importante patrimonio della tradizione teatrale italiana, attraverso i progetti «Ti conosco, mascherina!» e «Tra maschere, lazzi e canovacci».
 In occasione del Carnevale, la festa più colorata e folle dell’anno, i giovani iscritti di «Culturando» -trentasei bambini e ragazzi di età compresa tra i 6 e i 15 anni- hanno deciso di aprire le porte del cinema teatro Manzoni di Busto Arsizio anche ai loro coetanei per una festa in maschera senza coriandoli e stelle filanti, ma con due ospiti d’eccezione. Grazie alla preziosa collaborazione della Famiglia Sinaghina, presieduta da Rolando Pizzoli, il palcoscenico di via Calatafimi accenderà, infatti, i riflettori sul Tarlisu (interpretato da Antonio Tosi, detto «Ul pedela») e sulla Bumbasina (impersonata da Jenny Castiglioni), le due maschere tipiche di Busto Arsizio, omaggio alla prestigiosa storia tessile della città.
 L’incontro, studiato dalla Famiglia Sinaghina sul modello di quelli in programma in questi giorni nelle scuole cittadine, avrà inizio alle 17.00 e sarà anticipato, a partire dalle ore 16.30, da un allegro e colorato truccabimbi, a cura di «Ci pensa Pippi», servizio di animazione e party planning di Solbiate Olona. Ai bambini verrà, infine, proposto dagli insegnanti di «Culturando» -ovvero dagli attori Gerry Franceschini e Davide De Mercato, con le colleghe Serena Biagi e Anna De Bernardi- un percorso tra le maschere più rappresentative della Commedia dell’arte, dall’avaro Pantalone al vanaglorioso Capitan Spaventa e al pedante dottor Balanzone.
Dando spazio alla propria fantasia e creatività, i più piccoli avranno così modo di conoscere il fantastico modo del travestimento e l’eterno gioco del teatro attraverso una storia magica e lontana nel tempo, fatta di attori girovaghi, carrozzoni con teatri smontabili, bauli pieni di bellissimi abiti di scena e maschere.
 Come camminano gli «zanni» Brighella e Arlecchino? Qual è il chiodo fisso di Pulcinella? Che cosa sono le «tiritere» del dottor Balanzone e le «smargiassate» di Capitan Spaventa? Che cosa direbbe la civettuola e astuta Colombina all’amica-rivale Isabella, la «giovane innamorata» della Commedia dell’arte? Queste alcune delle domande a cui bambini e ragazzi, attraverso l’interazione e il gioco, sapranno rispondere alla fine del pomeriggio, che si chiuderà con un piccolo momento di festa, aperto anche ai genitori e ai nonni.
 La seconda parte del laboratorio sarà per «I piccoli attori» e gli «Attori in erba» una sorta di ripasso di quanto imparato in questi mesi, in vista del saggio-spettacolo «In viaggio con le maschere della Commedia dell’arte» (il titolo è ancora provvisorio), in programma venerdì 18 maggio, alle ore 20.45.
 Il conto alla rovescia per l’appuntamento è già partito sulla pagina Facebook di «Culturando» (@associazioneculturando), dove nelle prossime settimane verranno diffusi, periodicamente, approfondimenti sulla Commedia dell’arte e sulle maschere della tradizione italiana, oltre ad alcuni canovacci nati in seno al laboratorio di scrittura creativa della scuola «Il cantiere delle arti», condotto da Annamaria Sigalotti. Sul profilo dell’associazione sono, inoltre, in corso di pubblicazione alcuni video sulla favola musicale «C’era una volta…Gioachino Rossini», che gli «Attori in erba» hanno portato in scena a Busto Arsizio lo scorso maggio, la cui ambientazione era la città di Bologna nei giorni di Carnevale del 1806 e in cui la sezione dedicata all’opera «Il barbiere di Siviglia» era ispirata alla tradizione della Commedia dell’arte.
 L’ingresso al laboratorio «Tutti in maschera» è gratuito per i bambini di Busto Arsizio e dei paesi limitrofi; è gradita conferma della propria presenza all’indirizzo info@associazioneculturando.com o al numero 347.5776656.

martedì 13 febbraio 2018

«Perfetta», Geppi Cucciari e il mondo femminile

Si tinge ancora di rosa il palcoscenico del cinema teatro Manzoni di Busto Arsizio. Dopo la commedia «Queste pazze donne», che lo scorso 25 gennaio ha visto in sala circa seicento spettatori, la stagione «Mettiamo in circolo la cultura», inserita nel cartellone cittadino «BA Teatro», offre nuovamente uno sguardo autentico, divertente e disincantato sul mondo femminile.
Mercoledì 21 febbraio, alle ore 21, la sala di via Calatafimi aprirà le porte a una delle novità più attese del nuovo anno teatrale: l’one woman show «Pefetta», su testo e per la regia di Mattia Torre, noto sceneggiatore, regista e autore teatrale romano, che ha, tra l’altro, scritto per il programma «Parla con me» di Serena Dandini e, dal 2007, per la prima, la seconda e la terza stagione di «Boris», andata in onda su Fox Italia, e per «Boris – il film».
Le musiche originali dello spettacolo, che debutterà il prossimo venerdì 16 febbraio al teatro Moderno di Grosseto, sono di Paolo Fresu e i costumi di Antonio Marras. Il disegno luci porta la firma di Luca Barbati; assistente alla regia è Giulia Dietrich.
Protagonista di «Perfetta» è l’ironica e tagliente Geppi Cucciari, noto volto televisivo che, dopo l’esordio a «Zelig» del 2001, si è destreggiata tra spettacoli teatrali come il musical «La famiglia Addams» e abili conduzioni radiofoniche e televisive, tra cui quelle per i programma «Un giorno da pecora» di Radio2 e per le trasmissioni televisive «Per un pugno di libri» e «Le parole della settimana» di Rai3, che la vedono rispettivamente accanto a Piero Dorfles e Massimo Gramellini.
«Perfetta» si configura come una sorta di «radiografia sociale ed emotiva, fisica, di ventotto comici e disperati giorni» raccontati attraverso le quattro fasi del ciclo femminile. Il monologo teatrale parla, dunque, -si legge nella sinossi- di «una donna  che  conduce  una  vita  regolare,  scandita  da  abitudini  che  si ripetono ogni giorno, e che come tutti noi lotta nel mondo. Ma è una donna, e il suo corpo è una macchina faticosa e perfetta che la costringe a dei cicli, di cui gli uomini sanno pochissimo e di cui persino  molte  donne  non  sono  così  consapevoli».
Ha, dunque, tutti gli ingredienti per accontentare l’affezionato pubblico del cinema teatro Manzoni di Busto Arsizio (quasi trecentoquaranta gli abbonati della sala) lo spettacolo «Perfetta», scelto da Maria Ricucci dell’agenzia «InTeatro» di Opera (Milano)  per la stagione «Mettiamo in circolo la cultura», ideata con l’intento di offrire al pubblico occasioni di riflessione, ma anche di divertimento leggero, attraverso otto spettacoli di prosa con noti personaggi della scena contemporanea, da Lorella Cuccarini a Giampiero Ingrassia, da Vanessa Gravini a Ivano Marescotti, passando per Debora Caprioglio, Gianfraco Jannuzzo, Valentina Lodovini e Max Pisu.
La stagione teatrale del Manzoni di Busto Arsizio proseguirà nella serata di venerdì 9 marzo, alle ore 21, con la commedia «Alla faccia vostra», pièce leggera e divertente scritta da Pierre Chesnot, autore anche dell'ormai celebre «L’inquilina del piano di sopra», che promette due ore di divertimento e risate. In scena, nei panni dei protagonisti, due attori d’eccezione: l’esilarante Gianfranco Jannuzzo e la splendida Debora Caprioglio, coppia ormai collaudata del teatro brillante italiano, già vista insieme in «È ricca, la sposo e la ammazzo».
Il costo del biglietto per lo spettacolo «Perfetta» è fissato ad € 33,00 per la poltronissima, € 30,00 (intero) o € 27,00 (ridotto) per la poltrona, € 28,00 (intero) o € 25,00 (ridotto) per la galleria. Le riduzioni sono previste per studenti, over 65 e per gruppi (Cral, scuole, biblioteche e associazioni) composti da minimo dieci persone. Il diritto di prevendita è di euro 1,00.
Il botteghino del cinema teatro Manzoni di Busto Arsizio sarà aperto da mercoledì 14 gennaio con i seguenti orari: dal lunedì al sabato, dalle ore 17 alle ore 19. I biglietti sono già comodamente acquistabili on-line, tramite il circuito Crea Informatica, sui siti www.cinemateatromanzoni.it e www.webtic.it.
Per maggiori informazioni sulla programmazione della sala è possibile contattare il numero 339.7559644 o lo 0331.677961 (negli orari di apertura del botteghino e in orario serale, dalle ore 20.30 alle ore 21.30, tranne il martedì) o scrivere all’indirizzo info@cinemateatromanzoni.it.


Informazioni utili
Cinema teatro Manzoni, via Calatafimi, 5 - Busto Arsizio (Varese), tel. 0331.677961 (dal lunedì al venerdì, dalle 17.00 alle 19.00, e in orario serale), info@cinemateatromanzoni.it. Sito internet: www.cinemateatromanzoni.it.  

domenica 11 febbraio 2018

A Milano una mostra sui disegni di Fausto Melotti per «Linee»

È una mostra importante dal punto di vista storico e filologico quella che presenta in questi giorni la galleria Tonelli di Milano. Fino al prossimo 28 febbraio lo spazio espositivo di via Aurelio Saffi propone «Sul disegno», rassegna curata da Marco Meneguzzo, che allinea venti disegni di Fausto Melotti (1901-1986), di cui ben diciotto esposti per la prima volta assieme. Questi lavori, di recente acquisizione, sono tutti databili ai primi anni Settanta, uno dei periodi più fecondi dell’artista trentino, e sono stati in parte utilizzati per accompagnare la pubblicazione dei due quaderni di «Linee», editi l’uno nel 1975, l’altro nel 1978 per i tipi della casa editrice Adelphi.
Considerato uno dei maggiori scultori del Novecento, Fausto Melotti è noto anche come scrittore e poeta. Suoi sono una serie di aforismi acuti, pungenti, lirici e talvolta amari, raccolti in volume alla vigilia dell’ultima felice stagione artistica.
In questo contesto di rinnovata creatività, la pratica del disegno, come della grafica, diventa fondamentale: non tutti i disegni esposti sono progetti di sculture, ma tutti possiedono quella particolare atmosfera di sottile narratività, e stilisticamente si ricollegano ai lavori dell’anteguerra, molto più di quanto non si possano ricondurre le sculture degli anni Settanta e Ottanta a quelle degli anni Trenta.
«Linee» è un titolo che richiama alla mente «un note-book» o per usare le parole che si trovano nel risvolto di copertina scritto da Giuseppe Zampa, «uno zibaldone d’artista che raccoglie riflessioni, ricordi, moralità, poesie, agudezas, considerazioni tecniche». Si ritrova qui la purezza e la brevità delle forme dell’artista: il timbro aereo delle sculture si fa in queste pagine parola e segno. Le incisioni arricchiscono e completano il volume, conferendole, in ragione della tiratura limitata, un alto pregio bibliografico. A tal proposito Giorgio Manganelli, sulle pagine del quotidiano «Il messaggero», ha parlato per questi aforismi di «frammenti di una storia delicata, inquietante grazia; forse raccontata in una lingua in cui abbiamo accesso nei sogni, nei giochi». In occasione della mostra, di concerto col curatore Marco Meneguzzo, la Galleria Tonelli ha inteso fornire a collezionisti, studiosi e appassionati uno strumento storico-critico, basato sullo studio analitico di questo gruppo di disegni, che si è concretizzato in un ampio volume, per certi aspetti sistematico, sul disegno melottiano, e sui metodi di comparazione tra disegni e sculture, alla ricerca di temi e stilemi sia comuni che peculiari al disegno e alla scultura.
Il risultato è un volume bilingue (italiano-inglese), edito da Silvana Editoriale, di oltre centocinquanta pagine: un lungo saggio introduttivo del curatore sulla pratica del disegno, precede le singole ampie schede, sempre curate da Meneguzzo, che mostrano apparentamenti e temi ricorrenti nella poetica melottiana, attraverso l’accostamento visivo di disegni e sculture concettualmente vicini a quelli esposti; una biografia «raccontata» a cura della storica dell’arte Sarah Boglino e una bibliografia completano il volume.
Il percorso espositivo è arricchito da una ventina di sculture e ceramiche, come il «Vaso Sole» del 1950, i «Bambini» del 1953, il «Cavallino» del 1960, Il grande «Contrappunto Piano», nella versione unica, del 1973, uno dei lavori più famosi e importanti dell’artista, o ancora vasi, ciotole e altre ceramiche degli anni Cinquanta e Sessanta.  Un’occasione preziosa, dunque, quella offerta da Milano per accostarsi al mondo lirico, lieve e delicato di Fausto Melotti, grande interprete dell’Astrattismo italiano.

Didascalie delle immagini
[Fig. 1]Fausto Melotti, Disegno, 1978, matita e tempera su carta pesante con impronta feltro, 41x28 cm; [fig. 2] Fausto Melotti, Disegno, 1970, matita e carboncino su carta pesante con impronta feltro, 33,2x25,3 cm; [fig. 3] Fausto Melotti, Vaso, 1961, ceramica policroma smaltata, h 15 cm

Informazioni utili
Fausto Melotti. Sul disegno. Galleria Tonelli, via Aurelio Saffi, 33 (angolo corso Magenta) – Milano. Orari: dal lunedì al venerdì, dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 19.45; sabato, dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 19.45. Ingresso libero. Informazioni: tel. 02.4812434; 333.1426971; info@galleriatonelli.it. Fino al 28 febbraio 2018.