«Fogli d'arte» è una pubblicazione identificata univocamente da un codice ISSN (International Standard Serial Number), attribuito in data 7 marzo 2008: ISSN 1974-4455. Per comunicazioni: foglidarte@gmail.com.

giovedì 23 ottobre 2014

«Tante lune», Giacomo Leopardi incontra l’arte xilografica di Gianni Verna

C’era una volta la xilografia, arte antica nata in Oriente nella notte dei tempi, prima ancora dell’era cristiana, e giunta successivamente in Europa, dove divenne il principale strumento di stampa a partire dal XII secolo. E c’era una volta un giovane poeta dalla salute cagionevole e dall’animo fragile, Giacomo Leopardi, che dalla grande casa paterna sui colli recanatesi guardava il mondo senza trovare il coraggio di prendervi parte. Queste due storie si incontrano a Milano, alla Kasa dei Libri, dove martedì 28 ottobre inaugura la mostra «Tante lune», che espone il lavoro di Gianni Verna, artista torinese, che vive appartato dalla frenesia cittadina dedicandosi a stampare proprio come si faceva una volta, a mano, con matrici in legno su cui sono impressi a rilievo disegni e parole.
Sul suo tavolo da lavoro si raccolgono gli strumenti del mestiere: coltellini affilati e scalpelli per incidere il legno con la sapienza e la maestria degli artigiani di un tempo; carta pregiata e colore per tradurre in immagini la realtà che gli sta attorno.
Dalla casa di Verna, nascosta tra gli alberi, si vede ancora il cielo. Quasi lo stesso cielo infinito che vedeva Giacomo Leopardi dai colli di Recanati nelle serate di aria serena, quando interrogava la luna. Allora, ecco che gli sguardi dei due si avvicinano e si toccano, tanto che l’artista torinese decide di ripercorrere i passi del poeta e di fare della luna la principale protagonista delle sue opere.
Recentemente Gianni Verna si avvicina, schivo e timido con le sue xilografie sotto il braccio, ad Andrea Kerbaker e gli propone il suo lavoro. Nasce così la mostra milanese che allinea quindici xilografie che hanno per protagonista il grande astro, insieme con sei pannelli della lunghezza di due metri ciascuno che raccontano l’intera storia della «Batracomiomachia», la guerra dei topi e delle rane scritta nella Grecia antica e ripresa, poi, da Giacomo Leopardi nel 1831. Il poemetto satirico racconta di una mitologica guerra tra animali ma, sotto il tono ironico, cela la cronaca del fallimento dei moti di indipendenza napoletani ai quali il poeta recanatese assistette durante il suo soggiorno partenopeo.
La mostra, curata da Gianfranco Schialvino, prevede anche due incontri di approfondimento: lunedì 3 novembre lo scrittore e giornalista Piero Bianucci guiderà il pubblico alla scoperta del cielo; mentre giovedì 6 novembre si terrà una serata poetica con Maurizio Cucchi, Milo De Angelis e Antonio Riccardi in occasione del centesimo anniversario di Piero Bigongiari, poeta italiano che ha dedicato molte ricerche a Giacomo Leopardi.
Una segnalazione merita, infine, l’allestimento, ideato e realizzato dallo studio Caratterimobili, che coinvolgerà lo spettatore nel clima poetico, surreale e sospeso dei versi dello scrittore recanatese e delle stampe di Verna.

Informazioni utili 
 «Tante lune» - I versi di Giacomo Leopardi nelle xilografie di Gianni Verna. Kasa dei Libri, largo De Benedetti, 4 – Milano. Orari: lunedì-venerdì, ore 15.00-19.00. Informazioni: tel. 02.66989018, mostre@lakasadeilibri.it. Inaugurazione: martedì 28 ottobre 2014, ore 18.00. Dal 29 ottobre al 7 novembre 2014.

mercoledì 22 ottobre 2014

Vincenzo Vela ospite della nobiltà lombarda. Ad Arcore una mostra e un libro sulla Cappella Borromeo d’Adda

Le sue porte sono chiuse al pubblico per consentire una serie di lavori di miglioria e di modernizzazione ai sistemi di climatizzazione e di allarme, utili per accedere a rilevanti prestiti internazionali che richiedono condizioni di conservazione sempre più rigide. Ma l’attività di ricerca dello staff di Villa Vela a Lingoretto, ottocentesca casa-museo del Canton Ticino restaurata una decina di anni fa dall’architetto Mario Botta, è più viva che mai.
Durante la chiusura forzata degli spazi espositivi e del parco circostante, il team del museo diretto da Gianna Mina sta, infatti, occupandosi della stampa di cataloghi ragionati e di pubblicazioni scientifiche e sta proponendo mostre extra muros sul territorio italiano.
È il caso della rassegna «I fratelli Vela e la committenza d’Adda ad Arcore», allestita fino alla prossima domenica 9 novembre nelle Scuderie della Villa Borromeo d’Adda, uno dei più ricchi patrimoni monumentali della Brianza.
Nel cortile centrale dell’elegante residenza lombarda, realizzata a metà Settecento dall’abate Ferdinando d’Adda (1729-1808), sono esposte alcune fotografie delle opere realizzate da Vincenzo Vela (Ligornetto, 1820-1891) nel corso della sua vita, in un percorso che –dichiarano gli organizzatori nel pieghevole che accompagna la mostra- «vuole sottolineare l’evoluzione stilistica dell’autore: si susseguono così le tematiche di natura risorgimentale a quelle di area sociale, senza che siano trascurati i momenti di vita privata della committenza nobiliare».
Il primo piano ospita, invece, quattro busti in gesso, gentilmente concessi dal museo svizzero, quali espressione della produzione artistica di Vincenzo e del fratello Lorenzo (Ligornetto, 1812 - Milano, 1897). Il pubblico può, inoltre, visionare un album di stampe della cappella Borromeo d’Adda e il calco della mano danneggiato del monumento funebre a Maria Isimbardi, giovane moglie di Giovanni d’Adda, riprodotto mediante l’innovativa tecnica laser e stampa 3D.
Questo piccolo gioiello architettonico, un vero e proprio Gesamtkunstwerk, venne eretto tra il 1850 e il 1853 su progetto dell’architetto Giuseppe Balzaretto. L’edificio fu interamente decorato, seguendo un ardito programma iconografico, dallo scultore ornatista e animalista ticinese Lorenzo Vela. Al suo fianco il fratello minore Vincenzo realizzò lo spettacolare monumento funerario alla nobildonna, prematuramente scomparsa nel 1849, oltre alla splendida statua dell’«Addolorata», imponente ornamento dell’altare, una figura che a sua volta vibra tra terra e cielo, espressione del dolore terreno di chi ha perso una persona cara.
La piccola mostra brianzola, che è soprattutto un invito a lasciarsi emozionare e meravigliare dalla stupefacente bellezza della Cappella Borromeo d’Adda, è nata in occasione della pubblicazione del quarto numero della collana «Saggi sulla scultura», edito dal museo ticinese di Lingornetto, al cui interno sono raccolti saggi e documenti sulla committenza dei conti d’Adda.
Gli studiosi Giorgio Zanchetti, Paolo Plebani e Omar Cucciniello sono stati incaricati di analizzare, in specifici saggi di approfondimento, non solo i capolavori monumentali eseguiti per la cappella di Arcore, ma anche i ritratti ritratti commissionati a Vincenzo Vela da svariati membri della famiglia.
A questi saggi si aggiunge una panoramica più ampia sulle vicende legate ai possedimenti d’Adda nel comune e ai membri più illustri del casato, per mano di Beatrice Crippa e Antonella Sala. Da tutto ciò -afferma Gianna Mina- «si ricava il quadro completo di uno straordinario e fecondo mecenatismo, che affondava le radici in amicizie sincere tra artisti e committenti, e in condivisi ideali politici e civili, così cari ai fratelli Vela e alle cerchie da loro frequentate negli anni in cui l’emancipazione della giovane Italia stava avanzando non solo attraverso campagne militari, ma ugualmente per mezzo di sodalizi privati e affinità culturali».
Particolare cura è stata prestata alla parte iconografica della pubblicazione che, oltre a illustrazioni in grande scala delle principali opere discusse, riproduce nella parte finale tutti i numeri riferiti alle committenze d’Adda presenti nelle collezioni del museo Vela.
In occasione della pubblicazione, è in fase di studio anche una mostra presso Villa Carlotta a Tremezzo, nella suggestiva cornice del lago di Como, dove nella primavera 2015 verrà esposta una piccola, ma preziosa galleria di ritratti della famiglia D’Adda.

Didascalie delle immagini 
[Fig. 1] Vincenzo Vela, Monumento funerario a  Maria Isimbardi d’Adda, 1851-52. Marmo. Arcore, cappella Borromeo d’Adda; [fig. 2] Vincenzo Vela, Ritratto di Leopoldina d’Adda, 1852-1854. Marmo, cm 105 x 70 x 70. Collezione privata;[fig. 3] Vista di insieme della Cappella d’Adda di Arcore, con il Monumento funerario a  Maria Isimbardi d’Adda e la statua dell’«Addolorata»

Informazioni utili 
«I fratelli Vela e la committenza d’Adda ad Arcore». Scuderie di Villa Borromeo D’Adda, largo Vela, 1 - Arcore. Orari: sabato e domenica, ore 15.00-19.00. Ingresso gratuito. Catalogo: disponibile in mostra. Informazioni: Comune di Arcore, tel. 039.6017400; Biblioteca di Arcore,  tel. 039.616158. Sito web:  www.comune.arcore.mb.it.  Fino al 9 novembre 2014.

martedì 21 ottobre 2014

«Open the cages#»: un progetto di public art per la sede milanese del WWF

Milano si trasforma in un museo a cielo aperto grazie alla seconda edizione di BrerArt 2014, iniziativa promossa dal consorzio Fia – Fabbrica di idee e di azioni, che gode del patrocinio della Commissione europea. Per quattro giorni, dal 22 al 25 ottobre, più di una quarantina di spazi cittadini tra musei, istituzioni pubbliche e private, fondazioni, associazioni culturali, gallerie, palazzi storici e showroom del noto distretto milanese dell’arte apriranno le proprie porte a mostre personali e collettive, ma anche ad interventi di muralismo e di public art. È questo il caso, per esempio, della sede del WWF Italia in via Tommaso Da Cazzaniga, a due passi da corso Garibaldi, dove si svolgerà «Open the cages#», evento ideato da Cristina Trivellin e promosso da Undicesima, nuova società di editoria e comunicazione, nell’ambito della rassegna «The CURA - Contemporary Urban Art Scene».
Tre gli artisti coinvolti, tutti provenienti dal mondo della street art: lo spagnolo Kraser e gli italiani ReFreshInk e Orticanoodles.
L’iniziativa «Open the cages#», espressione che significa letteralmente «aprire le gabbie», «intende sottolineare -spiegano gli organizzatori- l’urgenza di rivedere la posizione specista che pone l’uomo in posizione centrale, autorizzandolo a commettere, in nome del profitto e di questa presunta superiorità, crimini inauditi contro la natura, gli animali, l’ambiente, deturpando gli equilibri e ignorando il rispetto per gli altri esseri viventi con i quali spartiamo -in maniera iniqua- le risorse e la bellezza del pianeta».
I graffiti che occuperanno i muri della sede milanese del WWF, realizzati anche grazie a Sikken, sponsor tecnico che metterà a disposizione le proprie vernici a basso impatto ambientale, vogliono, dunque, propiziare una maggior consapevolezza e rispetto per gli altri esseri viventi.
Altro tema portante dell’iniziativa è, poi, la divulgazione del valore artistico e sociale della street art, «una forma espressiva -spiegano ancora gli organizzatori- che può essere un mezzo di coinvolgimento della cittadinanza per una visione costruttiva e consapevole degli spazi urbani, soprattutto del pubblico più giovane che avrà la possibilità di seguire il work in progress dell’evento e interagire con gli artisti all’opera».
Foto e video della tre giorni di live painting saranno, infatti, disponibili sulla pagina Facebook dell’evento e pubblicati su www.darsmagazine.it, media partner dell’iniziativa.
Nell’ambito di BrerArt 2014, sono previsti altri due interventi di arte urbana. Alessandro Mantovani cura, per esempio, il progetto «Memory», che sarà dedicato al ricordo di quelle persone che hanno perso la vita lottando contro tutte le mafie che affliggono il nostro Paese, con i volti di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, appunto, graffitati da Kayone e Acme 107. Mentre Giorgia Sarti e Marta Menegon propongono «Breakout», un progetto che «abita la strada» grazie ai lavori di Mr.Wany, Pao, Willow e Art of Sool. Un’occasione, dunque, quella offerta da Breart 2014 per vedere la città con occhi diversi.

Per saperne di più
www.brerart.com
www.ilkraser.com
www.orticanoodles.com
www.flickr.com/photos/refreshink/

Didascalie delle immagini
[Fig. 1] Opera di Kraser; [fig. 2] Opera di Orticanoodles; [fig. 3] Opera di ReFreshInk 

Informazioni utili 
«Open the cages#». Interventi di: Orticanoodles, Kraser, reFreshInk. WWF Italia, via Tommaso da Cazzaniga, Quartiere Brera - Milano. Undicesima editoria e comunicazione, tel. 02860290 o info@undicesima.net. Sito internet: www.undicesima.net/portfolio/open-the-cages.  Dal 22 al 25 ottobre 2014.  

lunedì 20 ottobre 2014

«Arte Veneta», una nuova veste grafica per la rivista della Fondazione Cini di Venezia

Era il 1947 quando all’Università di Padova nasceva, sotto la presidenza di Giuseppe Fiocco e la direzione scientifica di Rodolfo Pallucchini, la rivista «Arte Veneta», periodico trimestrale dedicato all’arte della Serenissima, «tra le zone più vitali della tradizione artistica italiana ed europea», come sottolineava l’editoriale del primo numero.
Punto di riferimento imprescindibile per gli studi storico-artistici, annoverabile tra le più importanti pubblicazioni specialistiche sull’arte veneta, il periodico ebbe il suo primo “quartier generale” all’Istituto universitario di storia dell’arte padovano. L’anno successivo la rivista cambiava la propria periodicità, optando per un’uscita a cadenza annuale, che le conferiva, come si può leggere nella «Nota al lettore» del 1956, il carattere di «una raccolta organica di studi», ovvero una sorta di annuario, arricchito da un bollettino bibliografico riguardante tutto ciò che potesse avere attinenza con l’arte di ambito veneto.
Il trasferimento a Venezia, in seno alla Fondazione Giorgio Cini, avvenne, invece, nel 1954, anche grazie al fatto che il professor Giuseppe Fiocco fu nominato direttore dell’istituzione lagunare, nata per rispondere alle istanze di rinnovamento, metodologico e critico, nello studio delle arti figurative, soprattutto in relazione agli ingenti danni bellici subiti dal patrimonio culturale.
Risale, invece, al 1976 lo spostamento della redazione sull’isola di San Giorgio negli scenografici spazi della Fondazione Cini, che ha sede presso la biblioteca seicentesca del Longhena e la quattrocentesca “manica lunga” del Buora.
La prestigiosa rivista, che insieme a «Saggi e Memorie» (altra pubblicazione della Fondazione Giorgio Cini) rappresenta uno strumento e un punto di riferimento imprescindibile per gli studi storico-artistici, ha da poco editato, in collaborazione con Electa Mondadori, il suo sessantanovesimo numero, presentato nei giorni scorsi da Lionello Puppi e Luca Massimo Barbero.
In occasione dei sessant’anni dalla nascita dell’Istituto di storia dell’arte della Fondazione Cini, la rivista si presenta a studiosi e lettori in una veste editoriale e grafica profondamente rinnovata con un impaginato che ne migliora la leggibilità e un più ricco apparato di illustrazioni a colori. Allo stesso tempo ribadisce con forza l’impianto scientifico di alto livello che da sempre contraddistingue la pubblicazione, la ricchezza ed eterogeneità dei contenuti (architettura, pittura, scultura, miniatura, grafica e arti decorative), la varietà dei materiali proposti (saggi, segnalazioni, carte d’archivio, letture, mostre e restauri) e la tradizionale struttura che organizza i saggi critici secondo una scansione cronologica.
Gli argomenti trattati nel numero sessantanove di «Arte veneta» spaziano dal Trecento al Settecento, con importanti contributi scientifici che danno conto di alcune preziose scoperte. Szilárd Papp scrive, per esempio, un saggio sulla scoperta dell’inedita scultura con Cristo dello Szépművészeti Múzeum di Budapest, attribuita al veneziano Andriolo de’Santi e proveniente dalla chiesa di Sant’Agostino di Cremona; mentre Matthias Wivel racconta alcune novità sul giovanile «Ritratto di uomo» di Tiziano conservato alla Ny Carlsberg Glyptotek di Copenhagen, che accurate indagini e convincenti confronti portano a identificare con l’effigie di Giovanni Bellini.
La ricostruzione dello straordinario e singolare «gabinetto degli specchi» di Ca’ Corner del ramo di San Polo, decorato da Giambattista Tiepolo nel 1741-1742, è, invece, spiegata dalla raffinata penna di Massimo Favilla. Si segnalano, infine, per il Settecento la pubblicazione di documenti inediti sui rapporti dal pittore napoletano Francesco Solimena e la committenza veneziana, e l’analisi degli ‘appunti’ del Taccuino italiano di Francisco Goya, dai quali emergono nuove notizie sui legami dell’aragonese con Venezia e Ca’ Farsetti.
Novità importante per facilitare l’accesso a questo strumento fondamentale per gli studi dell’arte della Serenissima è, poi, la pubblicazione in digitale, tramite e-book scaricabile gratuitamente, della Bibliografia dell’arte veneta, l’appendice della rivista dedicata all’informazione bibliografica relativa ad argomenti di interesse storico-artistico veneto, alla quale gli studiosi hanno sempre fatto riferimento come strumento di aggiornamento e orientamento.

Didascalie delle immagini
[Figg. 1 e 2] Cover del numero 69 di «Arte Veneta»; [fig. 3] Copertina della «Bibliografia dell'arte veneta (2011)», allegato al numero 69 di «Arte Veneta»

Informazioni utili
AA.VV., «Arte Veneta» # 69, Fondazione Giorgio Cini - Mondadori Electa, Venezia- Milano, 2014.  ISBN: 9788891800664. Dati tecnici: cartonato, pp. 220, ill. e tavv. b/n col., cm 23,5x31,5.Prezzo:  € 95,00. Informazioni:  Redazione «Arte Veneta» - Istituto di storia dell'arte, Fondazione Giorgio Cini onlus, tel. 041.2710272, fax. 041 .5205842, chiara.ceschi@cini.it. Sito internet: www.cini.it

sabato 18 ottobre 2014

«Artusi Remix», la cucina romana incontra l’arte

Lui si presenta al pubblico come dj, filosofo, economista ed appassionato di gastronomia. Il «New York Times» ha, invece, preferito definirlo «uno dei più inventivi attivisti del cibo» a livello mondiale. Don Pasta, nome d’arte di Daniele De Michele, è diventato famoso per le sue esibizioni musicali che lo vedono portare sul palco vinili e pentole, mixer e minipimer per frullare musica e veloutés.
Dopo «Food sound system», spettacolo multimediale divenuto anche un libro per i tipi delle edizioni Kowalski, il talentuoso performer, che da anni vive in Francia e che ha al suo attivo collaborazioni con Paolo Fresu e David Riondino, torna in scena con un nuovo progetto sulla cucina popolare italiana e sui sapori della nostra tradizione: «Artusi Remix – La cucina italiana nel nuovo millennio».
Domenica 19 ottobre l’iniziativa fa tappa a Roma, negli spazi del Macro alla Pelanda (Testaccio), dove Don Pasta racconterà il cibo capitolino tra trippe, code alla vaccinara e carbonare in un concentrato di rappresentazioni simboliche e memorie riccamente documentate da interviste ai protagonisti popolari della tradizione gastronomica locale. Per realizzare questo progetto e per conoscere la vera cucina romana, l’artista si è fatto invitare a pranzo da persone di San Basilio, San Lorenzo, Testaccio, Appia e Ostia, gente di borgata custode dei saperi più antichi del cibo, e ha rielaborato il materiale raccolto con il vj e regista videoAntonello Carbone e DgVisual.
«Raccontare una ricetta significa andare a capire cosa sia cambiato nella cucina tradizionale, nella sua geografia, nelle sue testimonianze, ma anche raccontare la storia di chi la racconta», afferma Don Pasta. «Significa fare una fotografia non solo della cucina romana ma di Roma stessa, parlando però anche della città del nuovo millennio col suo precariato e la sua disoccupazione, le migrazioni in entrata e uscita, il fallimento delle utopie, i conflitti generazionali. Questo perché, attraverso la cucina, tutto ciò diventa tela di fondo e strumento di ricostruzione di una nuova identità della città. Sapere cosa si sia conservato, cosa sia in mutamento, cosa si sia smarrito per sempre; capirne le tracce affettive ed emozionali in ognuno, lo smarrimento, l’ancorarsi a ciò che c’è sempre stato, lo sperimentarne la sua trasformazione in qualcosa di nuovo. Ho voluto, -spiega ancora il performer- con questo, rendere omaggio alla città eterna attraverso la sua gente e il quinto quarto».
Donpasta continua così la sua ricerca, in parte etnografica ed in parte culinaria: una performance che si fa dunque strumento di riconnessione tra arte e socializzazione ed è costruita, con la consulenza di Casartusi e della Treccani, anche in funzione di un progetto più ampio che prevede la pubblicazione di un libro per la casa editrice Mondadori, un nuovo tour mondiale, la ristampa DeLuxe della prima edizione del libro «La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene» di Pellegrino Artusi.

Informazioni utili 
Don Pasta presenta «Artusi Remix a Roma - Se magni bene nun mori mai». Factory La Pelanda, piazza Orazio Giustiniani, 4 – Roma (Testaccio). Ingresso libero.Domenica 19 ottobre 2014, alle ore 18.30. Informazioni: danieledemichele@gmail.com. Sito internet: www.donpasta.com.