«Fogli d'arte» è una pubblicazione identificata univocamente da un codice ISSN (International Standard Serial Number), attribuito in data 7 marzo 2008: ISSN 1974-4455. Per comunicazioni: foglidarte@gmail.com.

lunedì 29 giugno 2015

Cristina Morganti su Rai5 con il suo «Jessica and me»

È un anno di grandi soddisfazioni per Cristina Morganti, storica danzatrice del Tanztheater Wuppertal Pina Bausch, che ha preso parte, con la compagnia tedesca, anche ai film «Parla con lei» (2001) di Pedro Almodovar e «Pina» (2011) di Wim Wenders.
Giovedì 9 luglio, alle ore 21.15, il nuovo spettacolo della danzatrice toscana, intitolato «Jessica and me», sarà trasmesso su Rai5, per la regia televisiva di Felice Cappa, prima di partire per una lunga tournée che toccherà alcune tra le più importanti città del territorio italiano, da Catania a Cagliari, da Venezia a Vicenza, senza dimenticare Genova, dove Cristina Morganti sarà in scena giovedì 22 e venerdì 23 ottobre all’Archivolto.
«Jessica and me», secondo solo dell’artista dopo «Moving with Pina» del 2010, è stato presentato in anteprima alla passata edizione del «Festival Aperto» della Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, per poi toccare le piazze di Rimini, Modena, Perugia, Roma, Piacenza, Civitanova Marche e Torino, registrando sempre un grande successo di pubblico e stampa, coronato lo scorso gennaio anche dalla vittoria del premio «Danza&Danza 2014» che ha visto Maria Luisa Buzzi, Rossella Battisti, Valentina Bonelli, Elisabetta Ceron, Francesca Pedroni, Silvia Poletti, Ermanno Romanelli e Sergio Trombetta assegnare a Cristina Morganti il riconoscimento per la migliore interprete/coreografa.
In attesa di rivedere lo spettacolo dal vivo, Rai5 offrirà più di un’occasione per godere della visione di «Jessica and me». Dopo la prima televisiva del 9 luglio, sono, infatti, previste repliche l’11 luglio, alle ore 13, il 12 luglio, alle ore 19.15, e il 16 luglio, alle 17.
L’evento vede il coinvolgimento di numerose persone: Felice Cappa firma la regia televisiva, Luciano Cricelli la direzione della fotografia, Claudio Barca il montaggio, Flavio Renna la direzione di produzione, Elena Beccalli la produzione esecutiva Rai5, Edoardo Fioravanti la produzione esecutiva Rai Com, Giovanna Facciuto l’assistenza alla regia.
«Jessica and me» è una riflessione danzata e finemente ironica sul particolare percorso artistico di Cristiana Morganti, dagli studi di danza classica al lavoro con Pina Bausch. Questo secondo solo di cui la danzatrice firma idea, coreografia e interpretazione -con la collaborazione artistica di Gloria Paris, il disegno luci di Laurent P. Berger, i video di Connie Prantera e la consulenza musicale di Kenji Takagi - è concepito dall’artista partendo da alcune domande cruciali, non solo in campo artistico e non solo per il suo percorso professionale, domande che affrontano il delicato tema della memoria, delle radici e delle eredità: «lei vuole che io danzi, oppure vuole che io parli?». Da questo primo quesito che Cristiana Morganti rivolge ad uno spettatore, se ne aprono a catena svariati altri. Come gestire l’influenza artistica di un grande maestro? Come non cedere alla consuetudine di una certa estetica? Come rielaborare un passato di studi di danza classica lavorando a Wuppertal? In «Jessica and me», Cristiana Morganti, giunta a un momento importante del suo percorso, si ferma anche a pensare al rapporto con il proprio corpo e con la danza, al significato dello stare in scena, al senso dell’«altro da sé» che implica il fare teatro. Ne risulta una sorta di autoritratto idealmente a due voci («Jessica and me», appunto) di efficace e spiazzante ironia, dove Cristiana rivela ciò che accade nel backstage del suo percorso professionale. Un puzzle di gesti, ombre, muscoli, tenacia, spavalderia e timidezza.
Tra i progetti che l’artista ha in cantiere in questi giorni si segnala, inoltre, un workshop per attori e danzatori dal titolo «Teatro per la danza/Danza per il teatro», in programma dal 2 al 5 luglio al Funaro di Pistoia. Nel corso dei quattro giorni, che vedrà anche la partecipazione di Kenji Takagi, danzatore della TW Pina Bausch e vincitore nel 2008 del prestigioso premio teatrale tedesco «Der Faust», verrà svolto un lavoro attento ed accurato sulle qualità del movimento, sulla presenza scenica, sul potere evocativo del gesto eseguito con precisione e giusta tensione emotiva. L’obiettivo è rivelare ai partecipanti qualità personali a loro sconosciute.

Vedi anche
Cristina Morganti debutta con «Jessica and me»

Didascalie delle immagini
[Fig. 1] «Jessica and me». Foto di Claudia Kempf; [fig. 2] «Jessica and me». Foto di Virginia Khan

Informazioni utili 
 «Jessica and me». Creazione, direzione, coreografia e interpretazione Cristiana Morganti, collaborazione artistica Gloria Paris, disegno luci Laurent P. Berger, video Connie Prantera, consulenza musicale Kenji Takagi, editing musica Bernd Kirchhoefer, direttore tecnico Jacopo Pantani, suono Simone Mancini. Produzione il Funaro – Pistoia, in coproduzione con Fondazione I Teatri - Reggio Emilia. Durata: 70 minuti senza intervallo. Versione televisiva dello spettacolo: Una produzione Rai Cultura, regia di Felice Cappa, direttore della fotografia Luciano Cricelli, montaggio Claudio Barca, direzione di produzione Flavio Renna, produzione esecutiva RAI5 Elena Beccalli, produzione esecutiva Rai Com Edoardo Fioravanti, assistenza alla regia Giovanna Facciuto. Quando: in onda su Rai 5 il 9 luglio alle ore 21.15 e in replica l’11 luglio, alle ore 13, il 12 luglio, alle ore 19.15 e il 16 luglio, alle ore 17. Informazioni: Il Funaro centro culturale, via del Funaro, 16/18 – Pistoia, tel. 0573.976853, e-mail info@ilfunaro.org. Sito web: www.ilfunaro.org.

martedì 23 giugno 2015

Ugo Ojetti, la Grande guerra e le ferite dell’arte. A Venezia una mostra sul patrimonio storico-artistico italiano sotto le bombe

«L'ira degli eserciti d’Austria contro i monumenti e le opere d'arte italiane non è cominciata nel 1915 con questa guerra, quando i cannoni della flotta imperiale hanno colpito San Ciriaco d'Ancona e gli idrovolanti hanno bombardato Sant'Apollinare Nuovo a Ravenna e gli Scalzi a Venezia. È un'ira tenace che dura da secoli, fatta d’invidia e di viltà: invidia di quello che i nemici non hanno, che non potranno mai avere e che è il segno dovunque e sempre riconoscibile della nostra nobiltà, così che ferir l'Italia nei suoi monumenti e nella sua bellezza dà a costoro quasi l’illusione di colpirla sul volto; viltà perché sanno che questa nostra singolare bellezza è fragile e non si può difendere, e percuoterla e ferirla è come percuotere davanti alla madre il suo bambino. Quest'ira dura da secoli, immutabile, come immutabili sono rimaste, sotto il velo del progresso, le razze e le loro affinità e i loro istinti. Pure non è necessario risalire ad Attila e a Genserico, per ritrovarla. Basta ricordare ai troppi immemori la storia di ieri, e le guerre del nostro ultimo risorgimento». È il luglio 1917 quando Ugo Ojetti (1871 - 1946), vivace protagonista del panorama culturale italiano del Novecento, giornalista eclettico e critico d’arte dalla penna raffinata, sfoga tutto il suo furore per i danni inferti al patrimonio artistico italiano durante il primo conflitto bellico, al quale sta partecipando come volontario in qualità di sottotenente dell’Esercito Regio con l’incarico di tutelare i monumenti delle Terre Redente.
A questo periodo storico risale la formazione del fondo fotografico donato nel novembre 1957 dalla moglie dell’intellettuale romano di nascita e fiorentino d’adozione, che fu anche direttore del «Corriere della Sera» tra il 1925 e il 1927, all’Istituto di Storia dell’arte della Fondazione Cini di Venezia, oggi comprendente oltre cinquecento immagini, tra gelatine e albumine, realizzate tra il 1915 e il 1919, che documentano i danni causati dai bombardamenti nemici nell’area del Friuli Venezia Giulia, del Veneto e del Trentino e le opere realizzate a tutela del patrimonio storico-artistico nazionale.
Una selezione di queste fotografie è attualmente esposta nella mostra «La salvaguardia dei monumenti durante la Grande guerra», allestita fino al prossimo 31 luglio nella Biblioteca della nuova Manica lunga della Fondazione Giorgio Cini, splendido complesso monumentale sull’isola di San Giorgio, proprio davanti alla basilica di San Marco, noto per il Chiostro, il Cenacolo Palladiano, la Biblioteca del Longhena e altri interventi di grandi architetti del passato.
L’esposizione, promossa in occasione del centenario del primo conflitto bellico, è accompagnata e integrata da una rassegna on-line, che propone sulle pagine della fototeca dell’ente veneto un album di fotografie ojettiane. Un’occasione in più, questa, per ricostruire la fitta rete di rapporti costruita dal giornalista durante il conflitto bellico, che lo vide rivestire il ruolo di presidente della Commissione istituita presso il Comando supremo per la protezione dei monumenti e delle opere d’arte.
Ugo Ojetti è una figura complessa e difficile da delineare. Eterno amante del bello con la sua penna e il suo forte carattere, il giornalista è stato in grado di descrivere la complessità dei cambiamenti culturali e politici che si sono susseguiti nell’intricato periodo storico tra la fine dell’Ottocento e la seconda guerra mondiale. Durante il primo conflitto bellico, lo scrittore lavora senza sosta. Vara anche un piano in quattro punti a tutela del patrimonio artistico che prevede catalogazioni, ammassamento delle opere trasportabili in stazioni ferroviarie, vagoni a disposizione per il trasferimento e una classificazione delle opere stesse, nel caso si dovesse forzatamente scegliere quelle da salvare ad ogni costo. Ma nonostante queste attenzioni, i danni al patrimonio saranno molti: la volta dipinta dal Tiepolo per la chiesa degli Scalzi a Venezia viene, per esempio, distrutta; il teatro Verdi a Padova crolla parzialmente sotto le bombe; alcuni calchi in gesso della Gipsoteca di Canova a Possagno vanno a pezzi.
Per Ugo Ojetti, in quegli anni, la fotografia non è solo strumento di documentazione, ma anche mezzo usato per esortare i cittadini alla difesa del proprio Paese. L’immagine stampata trasmette, infatti, con forza ed efficace la volontà distruttiva del nemico più delle colonne scritte dei giornali: «la propaganda più efficace -scrive il giornalista, con lo pseudonimo di Salio- è quella per gli occhi: fotografie, cinematografie, disegni, manifesti. Essa sola raggiunge gli analfabeti, i pigri, i distratti: cioè il pubblico».
Da Rovereto a Trieste, da Gorizia a Jesolo, tante sono le fotografie che raccontano il Nord-Est martoriato dalla guerra, entrate a far parte della collezione privata di Ojetti. Di questa attività di raccolta ne parla la moglie Fernanda, in una lettera datata 26 marzo 1957 inviata al professor Giuseppe Fiocco, allora direttore dell’Istituto di storia dell’arte della Cini: «[…] ho molte centinaia di fotografie sia della Venezia Giulia che del Trentino e del Veneto raccolte da mio marito durante la grande guerra. Bellissime intatte fotografie e documentazione completa ad esempio della Basilica e del Museo di Aquileja ecc. ecc. Ho anche moltissime fotografie che riguardano i danni di guerra, la protezione dei monumenti ecc. Tutte fotografie ordinate e benissimo conservate […]». Queste immagini, che all’inizio erano oltre mille e che in parte furono rovinate dall’alluvione veneziana del 1966, scorrono in questi giorni sotto gli occhi di chi entra nella Biblioteca della Fondazione Cini, raccontando di monumenti «impacchettati», di chiese blindate, di sacchi di sabbia davanti a statue e frontoni, di tele sigillate e spedite nell’Italia centrale, al riparo. Raccontando l’arte sotto le bombe, a cento anni di distanza dallo scoppio della Grande guerra.

Didascalie delle immagini
[Fig.1 ]L’interno della chiesa di Rubbia a Savogna d’Isonzo danneggiato dai bombardamenti. [Comando Supremo, Direzione del Servizio Fotografico.]Credits: Fototeca dell’Istituto di Storia dell’Arte di Venezia/Fondo Ugo Ojetti; [fig. 2] La protezione del monumento Valier danneggiata dal bombardamento del 12 ottobre 1916. Credits: Fondo Ugo Ojetti; [fig. 3] Tomaso Filippi, Un cavallo imbragato. Credits: Fondo Ugo Ojetti; [fig. 4] Danni alla chiesa di Sant’Andrea a Gorizia. [Sezione Cinematografica del Regio Esercito Italiano]. Credits: Fototeca dell’Istituto di Storia dell’Arte di Venezia/Fondo Ugo Ojetti

Informazioni utili
Fondazione Giorgio Cini onlus – Biblioteca Nuova Manica Lunga – Isola di San Giorgio Maggiore (Venezia). Orari: dal lunedì al venerdì, dalle ore 9.00 alle ore 18.00; sabato e domenica, dalle ore 10.00 alle ore 16.00, solo tramite il servizio di visite guidate. Informazioni: tel. 041.2201215 o segreteria@civitatrevenezie.it; tel. 041.2710440 o fototeca.digitale@cini.it. Fino al 31 luglio 2015.

venerdì 12 giugno 2015

«Musica in castello», in Emilia venticinque spettacoli alla ricerca della felicità

È stata Rossana Casale, con il suo spettacolo «Il Signor G e l’amore», ad inaugurare la tredicesima edizione di «Musica in castello», rassegna estiva del territorio emiliano che si estende da Piacenza a Parma, da Cremona a Reggio Emilia attraversando le Terre verdiane. Fino al prossimo 20 agosto, scenari incantevoli come la Rocca Sanvitale di Fontanellato, le scuderie di villa Pallavicino a Busseto, il parco della Rocca dei Terzi nel Comune di Sissa-Trecasali o l’antica corte Pallavicina di Polesine si trasformeranno in inediti palcoscenici en plein air per ospitare artisti, attori, cantautori e maghi abituati a teatri di grandi città, palasport, stadi e salotti tv, che -per l’occasione- si racconteranno e si sveleranno senza copione, canteranno privi di scaletta. Venticinque gli spettacoli in agenda, tutti all’insegna del serendipity, ovvero delle «felici coincidenze». A caratterizzare, infatti, il cartellone è «l’arte di imbattersi in qualcosa per caso, -spiega il direttore artistico Marco Gerboni, che ha lavorato in collaborazione con Enrico Grignaffini e Giulia Massari-l'intuito di scoprire connessioni, di collegare fra loro fatti e aspetti apparentemente insignificanti o non scontati per una sintesi sorprendente, una conclusione che non ti aspetti accogliendo il desiderio di un artista se ha voglia di sperimentare, cercando contaminazioni originali, dando spazio ad “atti unici”».
«Scorrendo i titoli degli spettacoli –si legge nella nota stampa- sarà l'amore nell'aria a favolare l'estate». Ecco così l’omaggio a Fabrizio De Andrè da parte dei suoi musicisti storici o la presentazione del romanzo sentimentale «La macchina della felicità» di Flavio Insinna, ma anche la chiacchierata in musica «...Siamo così dolcemente complicate... » con Fiorella Mannoia. C’è, poi, grande attesa per la voce («in stato di calma apparente») di Paola Turci, per Syria che canta «bellissime donne in musica, voci femminili, racconti di canzoni», per Mariella Nava che fa del viaggio-musica un percorso d'altissime parole d'autrice e per il recital-concerto di Eugenio Finardi. Il prossimo appuntamento in calendario, previsto per questa sera, vedrà in scena Pacifico, spazio poi anche a Luca Carboni e ad Alessandro Begonzoni con il suo «Sax Appeal». Il pubblico potrà, quindi, ascoltare la voce di un «soldato semplice» interpretato da Paolo Cevoli e viaggiare «walking the line» con Marco Baldini & The Climbers. A «Musica in Castello» si racconteranno anche Nino Frassica in «La mia autobiografia, vera al 70%, falsa all’80%», Max Cavallari in «Ricomincio da me», Leonardo Manera, Baz e il Mago Forest. Spazio, inoltre, alla danza con gli straordinari «Imperfect Dancers», su coreografie di Walter Matteini, e alla musica con l’Orchestra sinfonica regionale dell’Emilia Romagna, gli Alti e Bassi, il Trio Med, un concerto di Marco Gerboni (direttore artistico del cartellone) e Paolo Bondi e, per finire, l’incontro in note Di Gregorio, Manzi e Dominici.
«Musica in castello», i cui spettacoli sono tutti a ingresso gratuito, è anche solidarietà. Quest’anno verranno raccolti fondi a favore degli atleti parmensi che potrebbero partecipare alle Olimpiadi. E l’ultimo appuntamento del festival sarà tutto dedicato a loro: il giornalista Sandro Piovani della testata Gazzetta di Parma intervisterà, alternando domande a sonate dei musicisti Scaffardi, Caliguri, Marzi e Ferrarese, il campione olimpico di canoa Antonio Rossi. Un programma, dunque, vario quello delfestival emiliano che, complici le calde notti di estate, permetterà di assaporare spettacoli di alto livello sotto la volta stellata, davanti a luoghi storico-artistici del nostro Paese di grande bellezza.

Informazioni utili 
«Musica in castello».Calendario completo: www.musicaincastello.it/styled/index.html. Ingresso gratuito. Informazioni sulla rassegna: Piccola Orchestra Italiana, cell. 380.3340574 o info@piccolaorchestraitaliana.it. Informazioni turistiche: Iatr – Terre di Verdi c/o Fidenza Village, tel. 0524.335556. Sito internet: www.musicaincastello.it. Fino al 20 agosto 2015.

giovedì 4 giugno 2015

Andersen Festival: con Celestini, Guzzanti e Fabi alla scoperta della felicità

Diventa maggiorenne l’Andersen Festival, manifestazione che da ormai diciotto anni trasforma Sestri Levante in un grande teatro all’aperto. Oltre cento eventi, tutti a ingresso gratuito, animeranno, infatti, piazze, vie, teatri e spiagge della cittadina ligure in questo primo week-end di giugno. La direzione artistica della kermesse, organizzata come consuetudine da Artificio 23 con l’amministrazione comunale, è di Leonardo Pischedda che, quest’anno, ha deciso di far riflettere artisti e spettatori su un tema attuale, ricco di positività e di speranza, quale la ricerca della felicità.
Ad aprire l’intensa quattro giorni di spettacoli, incontri, laboratori didattici, concerti ed esibizioni circensi, in programma da oggi (giovedì 4) a domenica 7 giugno, è stato un gioioso e colorato corteo di bambini -mille e più di mille!- che dalle prime ore del giorno si sono impossessati simbolicamente della città. Nel pomeriggio sono, invece, in programma le dimostrazioni dei laboratori con cui gli allievi delle scuole sestresi hanno iniziato, a febbraio, il loro percorso di avvicinamento al festival, sotto la guida degli artisti Lorenzo Capello, Enrico De Nicola, Alfredo Gioventù, Monica Marcenaro e Antonio Panella.
A dare il senso della festa, in un’invasione pacifica di vie e piazze, saranno anche gli artisti di circo e di teatro di strada invitati a Sestri Levante per la kermesse, le cui esibizioni prenderanno il via nel pomeriggio di venerdì 5 giugno. Dalla Svizzera arriva Samuelito, alla sua prima esibizione italiana, che con il suo «BeFree» trasforma la strada in palcoscenico insieme a ignari «volontari»: «il cane che gironzola nei dintorni, la famiglia che guarda dalla finestra, il bambino con il gelato in mano». L’argentino Mariano Guz presenterà, invece, a Sestri Levante il suo «Mate De Remate», personaggio stravagante, buffone, coraggioso e sincero che, nonostante le mille difficoltà che la vita gli ha messo sul cammino, riesce a portare a termine le sue imprese attraverso varie peripezie e quasi sempre con l'aiuto della sua immaginazione. Spazio, quindi, al Circo sottovuoto con il loro spettacolo «Che coppia», nel quale viene raccontata la relazione tra l’austera Rotty e il «tamarro» André. Dall’Italia arrivano anch La sbrindola, delirante e iper-energetico duo di musica e giocoleria, e Claudio Mutazzi che trasformerà il suo triciclo in bar ambulante per servire uno «Street Coffee». Da non perdere sono anche i due artisti della Compagnia autoportante che porterà in scena il suo «Fuori al naturale», racconto di una romantica storia d’amore, fuori da ogni tempo e da ogni luogo, che si svolge magicamente su di un filo sospeso in aria. Chiude la carrellata di circensi e artisti di strada presenti all’Andersen Festival Adrian Schvarzstein che, per l’occasione, si trasformerà in Greenman e nel timido e surreale Blishem.
Cuore della manifestazione sarà ovviamente la cerimonia di premiazione della quarantottesima edizione del «Premio H.C. Andersen - Baia delle favole», in programma nella mattinata di sabato 6 giugno. Testimonial della manifestazione sarà Ascanio Celestini, attore e regista, entrato nel cuore del grande pubblico per le sue qualità di narratore, per il suo caratteristico stile espressivo e antiretorico. Nel 2002, agli esordi, l’artista fu invitato a Sestri Levante e ora, da affermato autore sia teatrale che cinematografico, ritorna tra gli ospiti. Per i «Racconti della Baia del Silenzio», Ascanio Celestini presenterà -venerdì 5 giugno, alle ore 21.30- «Storie e contro storie. Racconti d’estate», uno spettacolo che raccoglie alcuni dei racconti pubblicati in «Io cammino in fila indiana», altri dalla versione francese «Discours à la Nation» e altri ancora più recenti.
L’apertura di questa sezione del festival spetta, però, a Sabina Guzzanti che, alle ore 19.30 di venerdì 5 giugno, si confronterà con il pubblico sul tema della felicità in un dialogo sospeso tra acqua e terra, che parte da una considerazione importante: «c’è una cosa molto semplice -racconta l’artista- che tutti possiamo fare: avere il coraggio delle nostre opinioni. Se solo avessimo il coraggio di dire quello che pensiamo, sempre, sereni e ad alta voce, questo paese già cambierebbe. Oggi sono pochissimi quelli che dicono pane al pane».
Sabato 6 giugno, alle ore 19, la Baia del Silenzio si animerà, invece, grazie a Rocco Tanica, dal 1982 musicista, autore e compositore del gruppo «Elio e Le Storie Tese», che si presenta a Sestri Levante nella veste inedita di narratore prendendo spunto da un suo libro, volutamente disconosciuto, dal titolo «Scritti scelti male», pieno di sorprese favolistiche esistenziali e surreali. Il sabato continua nel segno della musica: alle ore 21 sarà, infatti, in scena il Coro popolare della Maddalena di Genova, mentre alle ore 21.30 Beppe Covatta presenterà la sua personale rilettura del capolavoro dantesco «La Divina Commedia» in formato bambino.
Mentre la giornata di domenica 7 giugno, alla Baia del Silenzio, si aprirà con un evento pensato appositamente per l’Andersen Festival: la delicata narrazione che Ambra Angiolini svilupperà sul tema del «Potere alle favole», anche a partire da un cortometraggio curato con Max Croci per il la campagna nazionale «Nati per Leggere».
Dopo aver dato spazio al meraviglioso suono dell’arpa di Cecilia, giovane cantante musicista torinese, la manifestazione ligure si chiuderà, quindi, con un grande concerto di Niccolò Fabi che si esibirà in prima nazionale a Sestri Levante con lo Gnu Quartet, ensemble strumentale più innovativo degli ultimi anni. Brani come «Solo un uomo», «Oriente», «Rosso», «Costruire», «Il negozio di antiquariato» e molti altri diventeranno intimi, grazie ad arrangiamenti innovativi e sperimentali per archi, flauto e voce. Le canzoni di Niccolò Fabi cambieranno così pelle, senza mutare il significato e le intenzioni, ma svelando sensazioni diverse, grazie ad armonie eleganti e raffinate.
Come tutti gli anni il festival presenterà, poi, la sezione «Realtà del mondo». Per il 2015, in coincidenza con la visita del Papa nei Balcani, il Paese ospite sarà Sarajevo, capitale della Bosnia, luogo dove il «secolo breve», il Novecento, iniziò e terminò. A dialogare con Medici Senza Frontiere, nella serata di domenica 7 giugno, Enver Hadžiomerspahić, direttore del progetto Ars Aevi, museo d’arte contemporanea della città nato durante l’assedio e presentato nel 2014. Sempre per iniziativa di Coop Liguria si potrà anche assistere, nello stesso pomeriggio, all’anteprima di tre cortometraggi a disegni animati sul tema della pace, realizzati da gruppi di studenti provenienti da territori oggetto di conflitti -Israele e Palestina, Irlanda del Nord (cattolici e protestanti), Sarajevo (serbi-ortodossi, croati-cattolici, bosniaci-musulmani) che li hanno ideati e prodotti assieme a coetanei di scuole italiane, nell’ambito del progetto «Draw not war», del regista Matteo Valenti. I filmati si avvalgono, come colonna sonora, di tre famosissimi brani («Sunday Bloody Sunday», «Staring at the Sun» e «Insignificance»), concessi eccezionalmente in uso dagli autori (U2 e Pearl Jam) dato l’elevato contenuto valoriale del progetto, che ha il patrocinio del Comune e della Provincia di Genova, della Regione Liguria, del Ministero degli Affari esteri e di quello dell’Istruzione.
Non mancherà al festival l’atteso teatro per i bambini, con spettacoli e laboratori che avranno per cornice il seicentesco Convento dell’Annunziata. Il Teatro della Tosse sarà in scena con al «Lupo al Lupo! La vera storia dei tre porcellini», per la regia di Antonio Tancredi, la Fondazione Theodora presenterà il «Circo bambino» e il Teatrino dei Fondi la favola «Chicco di grano». Ad incantare il pubblico raccolto sotto il fico nella meravigliosa terrazza affacciata sul mare del convento dell’Annunziata saranno anche Ilaria Gelmi con «Nina la postina», Andrea Satta con «Ci sarà una volta» e, infine, Il té delle donne del mondo con «La strada della felicità». Un programma, dunque, vario quello di Sestri per riflettere sulla felicità, quel sentimento che Aristotele definiva «lo scopo ultimo della vita umana».


Informazioni utili 
Andersen Festival. Sedi varie – Sestri Levante (Genova). Programma: www.andersenfestival.com. Informazioni: tel. 0187.257213 o info@artificio23.it. Da giovedì 4 a domenica 7 giugno 2015.

giovedì 28 maggio 2015

«Gli imperatori dell’età dell’angoscia», quattro lezioni-spettacolo ai Musei capitolini

La megalomania di Commodo, il dispotismo di Caracalla, la dissolutezza di Elagabalo: tanti caratteri forti e, a volte, semplicemente etichette per descrivere grandi protagonisti della Roma antica. Eppure alcune di queste figure rimangono poco note nella loro personalità e gestione del potere, pur approfondite sui libri e manuali di scuola.
Un’occasione per avvicinare i visitatori a personaggi e storie della romanità in modo più immediato e coinvolgente è offerto dal progetto «Gli imperatori dell’età dell’angoscia…..o meglio: se li conosci li eviti!», una serie di lezioni-spettacolo in programma da giugno a settembre.
Dopo il successo riscosso come proposta educativa per le scuole superiori di secondo grado, il progetto verrà, infatti, proposto al pubblico attraverso quattro appuntamenti in programma venerdì 26 giugno, domenica 5 luglio, domenica 6 settembre, venerdì 18 settembre.
L’Esedra del Marco Aurelio ai Musei capitolini sarà palcoscenico d’eccezione per la rappresentazione del testo teatrale preparato da Antonietta Bello, affermata giovane attrice e qui anche autrice, per le biografie degli imperatori al centro della mostra «L’età dell’angoscia. Da Commodo a Diocleziano (180-305 d.C.) », in esposizione fino al 4 ottobre 2015.
Il testo utilizza fonti antiche, soprattutto Plutarco e l’«Historia augusta», con i suoi coloriti e spietati ritratti dei protagonisti del III secolo d.C., riprodotti in marmo nella prima sezione dell’esposizione capitolina: una comunicazione emotiva, questa, della drammatizzazione che, attraverso la voce recitante, rende «presente» il passato e «vivi» i suoi personaggi.
Cosi, si ripercorreranno con la mente i consigli dati ai politici da Plutarco all’inizio di questa epoca tardo-imperiale e le passioni per eroi quale Alessandro Magno, attraversando le lande lontane sulle quali si gioca la vera battaglia per il potere.
Con Antonietta Bello si potrà scoprire se realmente quest’età fu «d’angoscia», o connotata piuttosto da grandi cambiamenti sociali e nuove aspirazioni. E se davvero valeva per ogni imperatore la regola «Se li conosci li eviti!».
Con una varietà infinita di toni, in un crescendo incessante di comandanti eletti e poco dopo uccisi dal loro stesso esercito, si ripercorreranno voli e cadute di Commodo, l’Ercole romano, con i suoi travestimenti, la passione sfrenata per gli spettacoli dei gladiatori e la sua frenesia di ribattezzare ogni cosa con il proprio nome. Si scoprirà anche l’efferatezza di Caracalla che, con l’uccisione del fratello Geta, aprì una lunga scia di omicidi e che concesse la cittadinanza romana a tutti gli abitanti dell’Impero, pur di aumentare le entrate di un erario sempre più messo a rischio dalle spese militari.
Nel corso dello spettacolo verrà raccontata, poi, la bellezza efebica del siriano Elagabalo, ucciso appena adolescente e crudelmente profanato nel corpo per la sua condotta lasciva, ma soprattutto per aver voluto sostituire i culti tradizionali cari al Senato con quello orientale del Dio Sole, del quale era sacerdote; fino a ricordare gli imperatori venuti da lontano, durante l’anarchia militare, come Massimino il Trace e Filippo l’Arabo.
La lezione terminerà con Diocleziano, con la suddivisione dell’immenso territorio romano, ormai ingestibile, fra due Cesari ed altrettanti Augusti.
Il progetto, promosso dall’assessorato alla Cultura e al Turismo di Roma - Sovrintendenza ai Beni culturali, con i servizi museali di Zètema Progetto Cultura, conferma la scelta formativa adottata dai Musei capitolini: utilizzando le moderne teorie di didattica museale, il museo propone da alcuni anni al pubblico, scolastico innanzitutto, una serie di spettacoli abbinati alle mostre in programma, per avvicinare in modo multimediale i visitatori alla storia e all’arte antica, non sempre note o di facile approccio.
L’iniziativa è stata avviata grazie alla consolidata collaborazione con il Teatro di Roma, che ha generosamente contribuito con mezzi economici e attori di alto profilo, condividendo con i Musei capitolini la convinzione che l’arte, in ogni sua forma, sia il mezzo migliore per formare le giovani coscienze e stimolare la sensibilità del pubblico.

Informazioni utili 
«Gli imperatori dell’età dell’angoscia…..o meglio: se li conosci li eviti!». Musei capitolini, Esedra del Marco Aurelio, piazza del Campidoglio, 1 – Roma. Orari: venerdì 26 giugno, ore 17.30; domenica 5 luglio, ore 10.30; domenica 6 settembre, ore 10.30; venerdì 18 settembre, ore 17.30. Ingresso: domenica gratuito, venerdì con il biglietto del museo. Informazioni e prenotazioni: tel. 060608 (tutti i giorni dalle ore 9.00 alle ore 21.00). Siti internet: www.sovrintendenzaroma.it; www.zetema.it e www.museiincomuneroma.it